La scelta di intraprendere una dieta alimentare è animata da molteplici motivazioni che differiscono da persona a persona. Il più delle volte questa scelta è dettata dal desiderio di perdere peso per migliorare il proprio aspetto estetico o dalla volontà di dimagrire per migliorare le proprie condizioni di salute fisica.

Non sempre tuttavia le cose stanno così, cioè non sempre la decisione di mangiare di meno per controllare il proprio peso corporeo nasce da una sana volontà di migliorare le proprie condizioni fisiche ed estetiche. In realtà molto spesso la decisione di mettersi a dieta cela una molteplicità di disagi di tipo affettivo e socio-relazionale.

In tutti i casi, il primo passo che una persona compie per migliorare il proprio senso di benessere è quello di regolare il peso corporeo rivolgendosi ad un professionista della nutrizione che attraverso la creazione di una dieta personalizzata permette di pianificare il comportamento alimentare regolando la quantità e la qualità di cibo da assumere.

Tale scelta in se sensata non sempre sortisce gli effetti sperati.

Accade, infatti, che molte persone nonostante l’intervento del medico, del dietologo e/o del nutrizionista, incontrino molte difficoltà a iniziare, proseguire o portare a termine il programma alimentare personalizzato, proprio perché dietro l’intenzione di dimagrire si “nascondono” una moltitudine di fattori che nella mia personale esperienza clinica si rilevano prevalentemente a carattere emotivo e relazionale e sono i principali responsabili del malessere personale.

Molti sono i casi in cui, specie in adolescenza, la scelta di fare una dieta dimagrante cela in realtà un disagio affettivo, insicurezze personali, senso di inadeguatezza a vivere la propria vita o delle insoddisfazioni sul piano umano ad esempio nei confronti del proprio gruppo di appartenenza.

Questi disagi tuttavia non vengono facilmente riconosciuti ma al contrario sono trascurati da chi li vive e finisce per ignorarne l’origine e cercare, forse ingenuamente ma di certo erroneamente, soluzioni alternative al proprio malessere personale.

Ciò che vi è di distorto nella scelta di dimagrire in questi casi è l’idea che il dimagrimento sia in sé la chiave del benessere. Non a caso dunque molte diete dimagranti non sortiscono i risultati sperati poiché esse non sono la risposta adeguata al bisogno di salute della persona. Anzi quando queste vengono abbandonate ovvero non vengono portate a termine o peggio ancora vengono esasperate, le conseguenze sul piano fisico e sul piano mentale ed emotivo si amplificano a dismisura.

Il fallimento di una dieta dimagrante viene, infatti, percepito come un’ulteriore motivo di sconforto e scoraggiamento da parte della persona, che smette di investire sulla propria salute e sulla propria sanità fisica e psicologica.

Per queste ragioni è necessario valutare attentamente la scelta di intraprendere una dieta dimagrante affinché essa non diventi la risposta “errata” al disagio emotivo che la persona si porta dentro. Ciò che in molti casi occorre e risulta efficace per raggiungere un adeguato grado di benessere psicofisico è dare ascolto ai propri sentimenti, alle proprie preoccupazioni ed al proprio disagio affettivo affinché questi diventino la risorsa necessaria per la persona che vuole vivere la vita in modo gratificante e piacevolmente vivibile.