Lo stress è una reazione psicofisica del corpo umano che si attiva di fronte alle richieste provenienti dall’ambiente esterno. Durante le fasi di stress il nostro organismo produce delle proteine, per lo più ormoni, che ci permettono di sostenere la fatica, incrementare l’attenzione e migliorare le nostre performance fisiche e mentali.

Lo stress non è in sé una reazione dannosa per l’individuo poiché è una condizione di emergenza che ci permette di riadattarci all’ambiente esterno. Il fine ultimo dello stress è dunque quello di sostenere la fatica per ricreare migliori condizioni per la persona.

Occorre tuttavia distinguere questa condizione di stress positivo, il cosi detto eu-stress, dalle condizioni potenzialmente dannose per il nostro organismo, cioè dal cosi detto di-stress o stress negativo.

Quale è la differenza fra stress positivo e stress negativo?

Dato che le reazioni psicofisiche dell’organismo sono le medesime, cioè che differenzia l’eu-stress dal di-stress è l’intensità e la durata dello sforzo che compie un organismo per sostenere la fatica richiesta per adattarsi alle circostanze esterne.

La dimensione temporale dello sforzo distingue l’aspetto positivo da quello negativo dello stress. Infatti, un organismo che viene esposto intensamente e per lungo tempo a condizioni di emergenza, va incontro ad lento ma inesorabile processo di logoramento psicofisico, che ha effetti consistenti sulla qualità della vita della persona.

Se, infatti, nel breve termine lo stato di stress dell’organismo è la condizione necessaria per ripristinare l’adattamento della persona, la stessa condizione di stress ma vissuta a lungo termine è potenzialmente dannosa per la salute dell’individuo.

Infatti, lo stress determina l’iperproduzione di ormoni, come ad esempio le endorfine, l’adrenalina ed il cortisolo, che permettono di tollerare lo sforzo, il dolore e di fornire risposte comportamentali straordinarie e necessarie per superare lo sforzo richiesto dalla situazione. Ma il persistere di questa condizione di emergenza costringe il proprio corpo e la mente a sostenere intollerabili condizioni di fatica che a lungo termine provocano l’insorgenza di sintomi “secondari” al livello affettivo, mentale, muscolare e neurovegetativo.

Infatti l’iperproduzione di questi ormoni poiché non viene smaltita dall’organismo, non solo rimane in circolo nel sangue ma finisce per depositarsi nei tessuti muscolari e negli apparati neurovegetativi, mantenendoli in continua attività e dunque sotto continuo sforzo. Ciò fa si che lo stress diventi la causa di numerosi disturbi psicosomatici.

A livello affettivo, ad esempio, lo stress è la causa della comparsa di sentimenti dannosi di frustrazione e rabbia, tristezza ed ansia, depressione e sconforto che oltre ad essere di per se stessi fonte di disagio si ripercuotono in modo imponente sulla qualità delle relazioni affettive dell’individuo. È frequente che una persona stressata aumenti il grado di conflittualità ed incomprensione nei suoi rapporti familiari, di lavoro o di amicizia.

Se questo è quello che accade mentalmente, sul piano fisico lo stress con il continuo rilascio di adrenalina e cortisolo, determina la comparsa di numerosi disturbi al livello neurovegetativo, muscolare e scheletrico, come disturbi gastrici, alterazioni del sonno, dell’attenzione e del comportamento alimentare; e ancora lo stress è causa dell’alterazione della pressione sanguigna ed è perciò la causa di numerosi alterazioni cardiache, fonte di palpitazioni, sudorazione e tensioni nervose e muscolari.

Lo stress riflette dunque la stretta connessione fra mente e corpo è nemico della salute a 360 gradi e per questo è necessario prendersene cura per prevenirlo, ridurlo ed imparare a gestirlo.